La nascita di RFID risale alla Seconda Guerra Mondiale, si sviluppa a partire dagli anni sessanta in campo militare ma solo negli anni 90 inizia a diffondersi.

Ad oggi è molto utilizzato in diversi ambiti, maggiormente per la gestione di flussi logistici e per i flussi di trasporto, in quanto si conferma come strumento formidabile per la riduzione dei costi.

A cosa serve la tecnologia RFID

La tecnologia RFID (Radio Frequency-Identification) permette di identificare un oggetto tramite radio frequenze, infatti può tenere sotto controllo qualsiasi cosa che abbia l’etichetta RFID su di sé (persone, animali, oggetti, ecc…).

Inoltre, rispetto alle altre tecnologie come i codici a barre o le barre magnetiche, offre numerosi vantaggi:

  • Velocità elevata: l’identificazione e la verifica avvengono in circa un decimo di secondo. Questo vantaggio è agevolato dal fatto che l’acquisizione dei dati può avvenire anche senza l’intervento umano;
  • Per essere letto non è necessario il contatto come per le bande magnetiche, ne deve essere visibile come nel caso di codici a barre. Le onde radio che trasferiscono il contenuto di informazione al sistema di lettura attraversano facilmente la maggior parte dei materiali come legno, plastica, vernici, ecc…
  • La comunicazione può essere cifrata;
  • È consentita la lettura massiva, infatti il lettore RFID è in grado di acquisire contemporaneamente informazioni da più tag tramite interrogazioni singole per evitare la sovrapposizione delle letture;
  • È possibile rilevare anche oggetti in movimento.

Come funziona la tecnologia RFID

L’RFID è fondamentalmente costituito da uno o più tag, da un lettore e da un sistema informativo che si occupa di gestire il trasferimento dei dati da o verso il lettore.

Il tag, detto anche etichetta RFID o trasponder passivo, è un elemento fisico che comprende:

  • Un microchip dalle dimensioni di pochi millimetri, il quale contiene un codice identificativo univoco (il quale può essere solo letto, non può essere riscritto o modificato in alcun modo) e una memoria non volatile (solitamente EEPROM);
  • Un’antenna, il cui scopo è fare da tramite per il trasferimento dei dati;
  • Un materiale che fa da supporto al microchip e all’antenna.

Ogni tag RFID è unico e identifica un determinato oggetto, con la possibilità di risalire a tutta la storia di quest’ultimo. A seconda del tipo di utilizzo per cui viene adottato, un tag può assumere diverse forme, dimensioni e rivestimenti, per consentire la sua applicazione anche in ambienti ostici (ad esempio in presenza di alte temperature o di acqua).

Il lettore può sia leggere che scrivere dati sul tag. In particolare, emette un campo elettromagnetico tramite processo di induzione generando una corrente nell’antenna del tag. Questa corrente è necessaria ad alimentare il chip, il quale comunica tutte le informazioni al lettore tramite l’antenna stessa.

Un sistema RFID come quello appena descritto viene definito passivo per via dell’alimentazione, mentre sistemi con tecnologia RFID attiva prevedono tag dotati di alimentazione propria grazie ad una batteria a lunga durata.

Inoltre, un sistema con tecnologia RFID passiva può operare a diverse frequenze: UHF (868-915 MHz), HF (13,56 MHz), LF (125-135 KHz).

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