Arduino è una scheda hardware, dotata di microcontrollore, utilizzata per la realizzazione di prototipi di applicazioni reali, molto diffusa in ambito didattico, professionale e hobbistico.

L’idea iniziale fu di Massimo Banzi, geniale esperto di informatica e co-fondatore della scheda. Negli anni 2000 egli era docente presso l’Interaction Design Institute, un istituto in cui si studia l’interazione tra umani e sistemi informatici fondato a Ivrea nel 2001 da Olivetti e Telecom.

Durante i primi anni di insegnamento, Banzi si rese conto che nell’istituto in cui si studiava l’interazione tra uomo e macchina, non vi era per gli studenti la possibilità di interagire concretamente con le macchine. Così nel 2005 parlando con David Cuartielles, ingegnere spagnolo specializzato nella realizzazione di microchip che per l’occasione era ricercatore presso la scuola, decisero di realizzare una propria scheda. Affidarono la realizzazione di un linguaggio di programmazione adatto per Arduino a David Mellis, uno dei migliori studenti di Banzi, che nel giro di qualche giorno scrisse il codice. Chiamarono la scheda Arduino dal nome di un pub nelle vicinanze dove spesso facevano l’aperitivo.

Il successo fu immediato sia tra gli studenti dell’istituto, nel quale ne vennero vendute circa 50 esemplari, e sia in tutto il mondo a causa della semplicità di Arduino che dava la possibilità, anche a chi non aveva le capacità tecniche, di creare qualcosa di bello come far lampeggiare delle luci, controllare dei motori o interagire con dei sensori.

Nel 2008 hanno venduto più di 50mila esemplari, ma a quel punto i fondatori della scheda avevano già costituito una società con la particolarità di portare avanti un progetto open-source. Questo, oltre alla semplicità di utilizzo della piattaforma, ha agevolato ulteriormente la diffusione a livello mondiale di Arduino. Infatti, il fenomeno porta sempre più persone a modificare e migliorare la scheda, condividendo tutto in rete senza l’obiettivo del denaro ma per prendere parte ad una causa in cui gli ideali umani sono al primo posto.

Quindi l’intuizione di Banzi fu vincente, egli da subito ha pensato che se Arduino fosse stato un progetto open-source avrebbe attirato l’attenzione di tante persone ma soprattutto con i feedback ricevuti avrebbero potuto migliorare le nuove generazioni di schede. Anche se l’idea dell’open-source era già stata introdotta dal sistema operativo Linux, non c’erano esempi di successo per la condivisione libera dell’hardware.

Ad oggi l’hardware di Arduino ha una licenza Creative Commons chiamata Attribution Share Alike, la quale concede l’autorizzazione a produrre copie della scheda, a riprogettarla oppure a vendere schede che ne copiano il progetto senza pagare nessun diritto al gruppo Arduino. È necessario, però, versare una modesta commissione ad Arduino nel caso di vendita di schede che utilizzano questo nome, il quale è l’unico elemento di proprietà intellettuale dell’azienda.

Attualmente in commercio è possibile trovare in vendita più di una versione della scheda, ma sicuramente quella più di successo è Arduino Uno utilizzata in diversi settori principali come la coltivazione indoor o la domotica.

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